Intitolazione Belvedere in Via Crispi all’Ing. Agar Sorbatti.
Premessa
La laurea in Ingegneria Civile di Agar Sorbatti quest’anno, 2023, compie 100 anni, è desiderio dell’Amministrazione ricordarla per il forte carattere pioneristico ed evidenziare la coincidenza dei 100 anni dalla nascita dell’Ordine degli Ingegneri. Appena Agar si laurea diventa a pieno titolo la rappresentante di una professione regolamentata. Agar è una di noi perché ha rotto gli schemi e si è dimostrata all’altezza delle aspettative.

 

Biografia
Agar Sorbatti si è laureata in Ingegneria Civile a Roma il 26/12/1923, realizzando il sogno di suo padre, che non ha genere e questo è un fatto eccezionale per l’epoca storica. La storia della famiglia di Agar si svolge negli anni della seconda rivoluzione industriale, quando si afferma una nuova mentalità imprenditoriale basata sulle nuove tecnologie. Nasce in una famiglia illuminata, di quelle che puntano sull’istruzione dei figli, per il bene loro, della famiglia e dell’intera Società.

Il padre Federico sposa Maria Pia Antinori dall’unione nascono tre figlie, Agar è la primogenita. Il padre Notaio programma la vita di famiglia in funzione delle sue figlie e degli studi di Agar. La famiglia da Loro Piceno si trasferisce a Macerata per permettere ad Agar di proseguire gli studi alla Scuola Tecnica e infine a Roma, dove il futuro ingegnere si iscrive alla Regia Scuola d’Applicazione per Ingegneri. È il 1918. La frequentazione dell’Università fu una bellissima esperienza. Raccontava che gli studenti e i professori erano molto rispettosi e aveva la piacevole sensazione che vedessero in lei una valida collega.

Agar Sorbatti …per i famigliari Camà
Ingegneria, come medicina, all’epoca non prevedeva specializzazioni, una volta laureati si era ingegneri o medici e basta. La laurea in ingegneria aveva un sostanzioso corso relativo all’ingegneria civile, uno per quella meccanica e un altro per quella elettrotecnica Si laurea il 26 dicembre del 1923, diventando il primo ingegnere donna delle Marche e la settima del Regno d’Italia. Prima della sua laurea in Italia c’erano soltanto sei donne insignite del titolo d’ingegnere. La prima donna ingegnere è Emma Strada, laureata a Torino nel 1908, dopo si è laureata Gaetanina Calvi, nel 1913 a Milano. Nel 1917, sempre a Milano, si laurea Maria Artini e appena un anno dopo si laurea Maria Bortolotti a Bologna, nel 1921 Giovanna Alocco si laurea a Padova mentre nel 1922 Maria Luisa Rastelli, ancora a Milano.

Loro Piceno, il suo paese d’origine, recepisce con orgoglio e l’estate successiva organizza una grande festa durante la quale il Sindaco, a nome della Comunità, le regala una penna stilografica che terrà tra gli oggetti cari della Famiglia.

L’anno della sua laurea, coincide con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 1395 del 24/06/1923 sulla “Tutela del titolo e dell’esercizio professionale degli Ingegneri e degli Architetti”. L’attesa legge soddisfa la necessità di un regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto e comporta la creazione di un Albo, garantendo la tutela del pubblico interesse e l’abuso del titolo da parte di individui non qualificati.
Subito dopo la laurea, nel 1924, si sposa con il collega ing. Fernando Bonati a Loro Piceno nella chiesa delle Grazie, poco dopo nasceranno Fede, nel 1925 e, Luigi nel 1927.
Nel 1929 si trasferisce con la famiglia da Roma a Milano, tenendo fede ad una sorta di tradizione familiare che spinge a cercare luoghi culturalmente e socialmente più vivaci, ritenuti maggiormente idonei alla crescita della famiglia, dei figli nonché alla valorizzazione delle loro competenze.
A Milano viene fondata la Società Ingegner Bonati, che si occupa della produzione, installazione e assistenza di forni per la cottura della ceramica (i forni della Richard Ginori, ad esempio, e quelli della storica Ceramiche di Laveno sono stati realizzati da codesta Società).

Più tardi, nel 1936 la “Società Ingegner Bonati” confluisce nella S.P.I.G. (Società Per Impianti Generali), che si occupa di torri di raffreddamento, con lo scopo di recuperare l’acqua nei circuiti di raffreddamento. Per l’ingegneria è un importante passo avanti in termini di efficienza e di sostenibilità dei processi produttivi, reso possibile da una innovativa tecnologia che permette di recuperare l’acqua utilizzata riciclandola dopo il raffreddamento delle installazioni industriali. La SPIG nasce in un panorama industriale che non prevede riciclaggio dell’acqua di raffreddamento; dalle centrali elettriche alle acciaierie il raffreddamento degli impianti industriali era effettuato pompando l’acqua fredda dai pozzi, dai fiumi, dal mare, per poi restituirla all’ambiente scaldata.
L’ing. Agar Sorbatti Bonati riteneva che l’uso eccessivo dell’acqua per tali processi produttivi fosse improprio e che andassero sviluppate soluzione atte a ridurre l’uso del bene primario anche per non danneggiare l’ambiente. L’idea di raffreddare l’acqua dei processi industriali e riusarla la “perseguitava”.
Allora l’unica direttiva della legislazione italiana era basata sul Testo Unico del 1933 che permetteva l’uso delle acque superficiali e sotterranee naturali, senza considerare l’impatto sui bilanci idrici.

La vera svolta si è avuta nel 1976 con la legge Merli, la prima vera normativa in materia di tutela delle acque. Per la prima volta nella legislazione italiana furono introdotti i “Criteri generali per il corretto e razionale uso dell’acqua”. Fino ad allora il riciclo dell’acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate era per l’industria una costosa opzione e lo scarico di acqua calda non era considerato inquinamento.

Durante il secondo conflitto mondiale del secolo ventesimo la SPIG viene chiusa e, l’ing. Agar ritorna a Loro insieme ai figli Fede e Luigi, mentre il marito viene chiamato alle armi come ufficiale del Genio. Con la fine della guerra, la SPIG guidata dagli ing. ri Agar Sorbatti e Fernando Bonati riprende in pieno la propria attività, partecipando alla ricostruzione del patrimonio industriale in Italia. (Impianti eseguiti alla Montecatini, Edison, al polo chimico di Porto Marghera e le centrali geotermiche di Larderello, il polo petrolchimico di Priolo).
Agar considerava lo studio, gli affetti, la famiglia e il lavoro tutte tessere di uno stesso puzzle che si sono incastrate perfettamente dandole la possibilità di realizzarsi come persona e come professionista.

La vita riserva all’Ing. Agar Sorbatti Bonati grandi successi ma anche momenti tristi come la perdita del figlio Luigi, agli inizi degli anni ’50. Ma, nonostante ciò, continua a guidare la società SPIG con passione e determinazione fino a quando decide di ritirarsi a Borgo Sorbatti, in Loro Piceno, la sua terra, il luogo del cuore, dove ritrova tutta la storia della sua famiglia e i ricordi più cari.

Conclusione
Per il titolo ottenuto, per le grandi doti umane, per l’abnegazione nel lavoro e l’attaccamento alla famiglia, nonché per il riconoscere Loro Piceno come sua terra e il luogo del cuore, l’Amministrazione Comunale vuole omaggiare la concittadina Agar Sorbatti Bonati dedicandole uno spazio verde, il Belvedere, in Via Crispi con l’installazione di un ricordo a futura memoria su bozzetto a firma dell’Arch. Mario Montalboddi di Corridonia.
Dicembre 2023

Tratti descrittivi dell’opera
AGAR – A CENTO ANNI DELLA LAUREA 1923 – 2023

Liberamente ispirato alla Nike di Samotracia – Dea della Vittoria, come riferimento simbolico ed universale al mondo femminile che si afferma progressivamente. La figura di Agar, la sua storia, si offre come perfetto esempio di un percorso di crescita culturale e professionale.

Tre lastre di acciaio “corten” ravvicinate che vanno a comporre un’unica figura “femminile” in movimento -in progressiva evoluzione- nascendo dal terreno erboso – dalla madre terra. Le lastre, tagliate manualmente, sono leggermente piegate tridimensionalmente: da lì si genera il senso di movimento, di cammino e di elevazione.

L’istallazione è posizionata in un angolo verde del centro storico di Loro Piceno panoramico verso il mare (Belvedere) e per questo l’istallazione vedrà vicino a sé posizionarsi un’unica panchina, anch’essa realizzata con acciaio corten, per la contemplazione del paesaggio e per l’osservazione e la meditazione anche sull’istallazione stessa. Il linguaggio della figura attinge ad un astrattismo neo-plastico tipico deli anni 50-60 del ‘900 e velatamente allude alle figure del grandissimo Osvaldo Licini volteggianti sul paesaggio piceno (gli Angeli e le Amalassunte) ed infine si ispira ad una scultura di Antonio Benetton del 1961 conservata a Corridonia dal titolo sintesi: figure.
Dicembre 2023
Mario Montalboddi

NIKE DI SAMOTRACIA

OSVALDO LICINI

ANTONIO BENETTON 1961